Making of Catalano – Saggio del libro

Dialoghi tra Claudio Catalano e Antonino Saggio sulla collana “Gli Strumenti” e su vari argomenti riguardo “I Sandali di Einstein Introduzione all’estetica dello spaziotempo.

 24/11/2015 19:28 – L’inizio

Saggio:

Caro Claudio Catalano, questo libro lo dobbiamo fare. Adesso la palla è nel mio campo, come dico… Lavorerò al tutto nelle prossime settimane incluse il mio viaggio a Catania e poi in Cina. La data di uscita del libro deve essere nei primi primi di gennaio 2016. Le confesso che sono molto contento che attraverso la sua voglia si riesca a fare una operazione interessante e sinergica. A presto Nino Saggio

Catalano:

Ho appena inserito l’ultima  revisione e la bozza è pronta per essere letta da Lei.

Chiaramente potrei rileggerla all’infinito e non trovare errori magari grossolani quindi rimetto a lei libertà di correzioni dove necessario. Non sono convinto di come ho posizionato alcune immagini e anche per questo Lei ha via libera per ogni  variazione.

Anche io sono molto contento perchè sono argomenti che mi interessano da sempre. E sono realmente onorato di averLa come interlocutore e curatore.

 

07/12/2015 13:09 – Lo spaziotempo

Saggio:

Questione rilevante è la dizione diversa di Spaziotempo oppure spazio-tempo. la questione è rilevantissima perchè se sono categorie tout court allora direi spazio e tempo, se sono einsteniane o altro spaziotempo… Mi faccia sapere.

Catalano:

Una questione  che mi ha dato molto da pensare e  per la quale ho optato per spaziotempo proprio ad indicare una entità totalmente diversa dallo spazio+tempo. E’ lo spaziotempo il vero protagonista del libro.

 

07/12/2015 15:51- Sul titolo

Saggio:

Una osservazione… un lettore mi diceva che in nessuna parte del testo si apre l’enigma del perché dei… sandali… da qualche parte magari in un inciso va spiegato con sottigliezza perché i sandali di Einstein…

Catalano:

Mentre facevo delle ricerche su Einstein in rete mi imbattei  in una foto che poi è stata molto significativa per la mia ricerca, un’immagine semplice che vale più di mille manifesti. La foto  ferma un attimo di vita di Einstein che si rilassa sulla spiaggia vicino alla sua casa estiva a Long Island con l’amico e proprietario di un magazzino locale David Rothman dal quale compra un paio di sandali bianchi per qualche dollaro, i sandali sono indubbiamente femminili, David Rothman capisce male l’inglese frammisto al tedesco di Einstein e scambia la sua richiesta di un paio di    “Sundahls” per una meridiana… ecco la foto

detto questo, non saprei  come inserire questa cosa nel libro…. ci penserò

 

20/12/2015 8:46 – ancora sullo spaziotempo

Saggio:

Sto leggendo con interesse. E dando l’ultima passata da editor. Rivedrò di nuovo il tutto. Di tanto in tanto le farò delle domande, risponda solo e unicamente in messenger così ho un promemoria facile da accedere

  1. Sono in disaccordo con l’uso della dizione di “spaziotempo newtoniano” metterei a seconda dei casi “concezione dell’universo newtoniano” o similare, “spaziotempo” solo da Einstein in poi! Mi dia conferma oppure se diversamente deve essere chiarito a me e al Lettore!

Catalano:

Buongiorno Professore, osservazione acuta, una sottigliezza che mi è sfuggita quando ho uniformato tutte le diciture “spaziotempo” si, per Newton  si puo parlare solo  di “spazio e tempo” oppure,  va benissimo la sua  “concezione dell’universo newtoniano.”

 

23/12/2015 17:44  patafisica dimensione tempo e geometria

Saggio:

Mi serve una breve definizione di patafisica 2.6 da usare come inciso…

Catalano:

Il termine “patafisica compare per la prima volta nel 1898  nel libro “Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico” ad opera di Alfred Jarry, che definì il termine quale “scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità.”  Si prefigge di studiare il particolare e le eccezioni e spiegare l’universo supplementare al nostro ibridando le teorie scientifiche con il linguaggio  dell’assurdo e del nonsense.

Perfetto!! Metto in nota! Mi viene in mente che le parole del glossario dovrebbero avere, al loro primo apparire nel libro un rimando al glossario stesso. Giusto?

Citazione virgolettata Minkowsky (che nome!!! Ad un siciliano verrà da ridere!!)  in 3.1 deve avere fonte…

Catalano:

la citazioni di Minkowsky  è in (Pais 1991 p. 169)

Saggio:

La parte finale del 3.3 andrà rivista, lo farò io e poi vedrà ma le anticipo e mi dice che pensa. Ecco il punto ci sono due cose diverse …

  1. La presenza di mondi e geometrie a più dimensioni ( queste si che sono difficili da capire perché noi siamo umani siamo costruiti su 3 dimensioni) ci viene facile capire quelle a due o ad una ma difficile capire i mondi a 4 ecc. Questo si è difficile!
  2. Tutt’altro discorso è la coordinata t inserita nella descrizione spaziale. Tutti capiscono una volta che glielo si spieghi che un evento è dato solo da un contesto spaziale e un contesto temporale. !!!!! Il cratere che brucia di una stella lontana non è simultaneo a me! Lo spazio è il tempo della luce (la distanza) fanno capire che non dipendono dai contesti spazio temporali!!! Tutti lo capiscono al volo.., non è difficile!

Inoltre la componente t entra tanto nell’universo a 3 dimensioni che in quello a due di Abbott o in quello a 4 c’è sempre! O no?

Anche su un foglio piatto da qui al cratere quando quello esplode non è simultaneo a me!!!!

 

Mi dica che ne pensa .. alcune di queste cose in parte in “Introduzione alla Rivoluzione Informatica” in Carocci.. Ma comunque il succo è in questo post. Mi dica che ne pensa ma l’affermazione p. 76 “non abbiamo possibilità di esperire direttamente lo spazio tempo quadrimensionale” non è centrata e la vorrei modificare sulla falsariga di quanto espresso. Ma voglio capire ben e cosa pensa di quanto sopra…

Catalano:

Distinguere la coordinata temporale nel contesto relativistico è una “riduzione” o meglio una schematizzazione che serve a cercare di capire ma  di fatto non esiste uno spazio distinto dal tempo… e per questo la citazione di Davies  alla fine del paragrafo la trovo molto efficace: è un continuo  a quattro dimensioni che non è né spazio né tempo…. Professore, la  Sua distinzione mi sembra  ancora newtoniana.

Quello che lei dice di esperire (il raggio di luce della stella lontana) è visto nell’ottica dello spazio newtoniana con  la sola variante della velocità della luce  presa come entità finita.

 Saggio:

Ok ‘mo ci penso per bene!

Vediamo Davies

  1. non esiste “una scena dell’azione della realtà” affermazione errata che rende inutile tutto il ragionamento sulle geometrie a varie dimensioni
  2. Esistano vari “contesti operativi della realtà!” Alcuni ad una dimensione , le formiche su filo, o a due, un verme patti vedi abbot , o a tre un essere umano
  3. In tutti e tre questi casi (e anche nell’ipercubo a quattro ovviamente) non esiste solo spazio o tempo ma come dice Davies e sono d’accordo “sono indissolubilmente legati” che ne pensa?

Catalano:

Si, esatto!  le geometrie sono strumenti, come dico nel primo capitolo “strumenti di comodo, appunto…. valide per piccole fette di realtà che servono a manipolare con dovute approssimazioni quelle piccole regioni  del mondo.

Saggio:

Esatto quindi Davies non è preciso …non esiste “una scena dell’azione della realtà” (è lui il Newtoniano semmai) ma appunto diversi “contesti operativi” dove si danno sempre spazioetempo indissolubilmente legati, ne consegue (e credo di averlo spiegato bene bene in Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura..) lo spaziotempo sono in fondo “convenzioni pratiche operative…” quindi associabili alla fin fine al concetto di informazione… ma non le voglio forzare la mano in questa direzione… procedo con la lettura dipanato questo punto, piccole modifiche , che poi vedrà, vanno in questa direzione.. di quanto appena chiarito.

Catalano:

no no… un conto è dire  che le geometrie sono strumenti , altro è dire che il ragionamento su detti strumenti sia inutile. Questo per quanto riguarda Einstein e la sua teoria, quello di cui parla Lei è assolutamente interessante ma esula dal contesto relativistico.

Il concetto di informazione non appartiene al modo di Einstein che era un determinista e credeva  in una Realtà separata dall’osservazione ed  ubbidiente a principi  di armonia “superiori”

… riguardo ancora all’informazione  legata a questo contesto… ci sto lavorando, non le anticipo  ancora niente, Le dico solo che è una prosecuzione di questo scritto che non a caso è solo ” l’introduzione all’estetica dello spaziotempo”

 

 24/12/2015 6:25

Saggio:

Ricevuto…ok!

Dire che quello che noi chiamiamo “colore” è – alla fine utile inquadrarlo come informazione – come faccio… non vuol dire affatto Non essere determinista!

http://architettura.it/coffeebreak/20040318/index.htm

Sopra tratta di questo ragionamento basato sulla mia definizione (attaccabile ma certo credo nuova) di informazione. Se vorrà mai citarlo usi la prima pubblicazione in Op.Cit. Il link è alla fine dell’articolo pubblicazione originaria. (Una versione successiva in “Introduzione” di Carrocci)

Questo invece è l’articolo su tempo spazio che conosce

http://architettura.it/coffeebreak/20041125/index.htm

Se ha voglia e tempo mi faccia delle critiche a quello che lei vede come “falle” in questi articoli sulla base di quanto abbiamo discusso.

 

24/12/2015 8:44 – spazio, tempo e informazione

Catalano:

Buongiorno professore, la ringrazio per avermi fornito ottimi spunti di riflessione che mi accingo ad affrontare in parte… davanti a mezzo litro di caffè fumante!

Einstein ci dice che i concetti di spazio e tempo sono libere creazioni dell’intelletto umano.

Aggiungo io  che l’intelletto umano è parte di questa  realtà e quindi  ne è conseguenza e causa.

Detto questo la  domanda oggi più pressante è come distinguere la misura dal misurato, se mai tale distinzione possa avere senso.

Lei dice” Informazione è l’applicazione di una convenzione ad un dato.” E mi sembra che la distingue dalla misurazione perchè tiene conto del significato che si da ad una certa forma (forma che a sua volta è isolata attraverso l’atto dell’osservazione = misura) quindi approfondendo si può dire che l’informazione è una misurazione interpretante

Ancora sul concetto di misura:  credere che le leggi della fisica possano descrivere (misurare) l’universo è credere che l’universo sia in fondo un oggetto matematico. Anche qui saltano fuori delle convenzioni; La teoria della relatività appartiene ancora alla fisica classica e approda alle sue conclusioni  senza effettuare nessuna frattura nell’apparato concettuale di tutta la storia della matematica e della fisica… in fondo siamo di fronte ad una visione dell’universo deterministica perchè lascia poco spazio all’interpretazione soggettiva per affermarsi su leggi universali della realtà lì fuori. Nessuna informazione in divenire ma ogni cosa  data come blocco nell’eterno presente parmenideo.

La meccanica quantistica solleva altri interogativi: secondo la concezione quantistica  l’osservazione è misurazione dove per osservazione si intende anche la  più piccola interrelazione fra  particelle , quindi si ridefinisce la misurazione come correlazioni fra le parti. Tale misurazione genera letteralmente l’intero universo che “prende significato”. Tale  concezione mi sembra molto vicina al Suo concetto di  informazione.

Mi fermo qui per il momento perchè da questo punto in poi si procede in un territorio infestato dalle sabbie mobili!

P.s.

Questo suo pensiero mi piace moltissimo:

“Io sono assolutamente convinto che al centro del processo formativo sia la costruzione mentale dello spazio, una costruzione “strettamente” connessa al nostro modo scientifico di pensare lo spazio.”

… queste erano delle riflessioni sul suo primo articolo, sul secondo che gia conoscevo Le manderò presto le mie osservazioni

Catalano:

Relativamente al secondo Suo scritto l’affermazione “[1] IL TEMPO È LA PRIMA DIMENSIONE DELLO SPAZIO”

Mi lascia perplesso sul suo significato, Sta per caso dando un punto di vista privilegiato (il tempo)?… in tal caso siamo in un ottica newtoniana…

Saggio:

Grazie le ho lette, mi convincono le sue notazioni!! Tra l’altro sono chiarissime! Ho passato un paio di ore a cercare l’esemplificazione.

Perché due persone una in treno è una in una banchina hanno “tempi” diversi.. (Se ricordo bene) la semplificazione ricordo a me funzionava meglio era più chiara del famoso episodio dei gemelli. Mi sembra che avesse a vedere con il tempo tra un  pali della luce che è un altro… lei ha qualche ricordo di dove sia… Oppure la potrebbe semplificare descrivere… (Che magari la inseriamo nel suo libro)

Per quanto riguarda tempo la definizione tempo prima dimensione dello spazio la dizione è perfettibile. Quello che volevo dire che lo spazio è una costruzione a partire da un tempo t. Se muovo un punto creo uno spazio (lo si capisce con una estrusione), se esplodo il buco nero creo l’universo. Il tempo non esiste senza lo spazio. Tutto questo per dire che il tempo è indissolubilmente legato allo spazio si a 1, 2, 3, n. Spazio e tempo sono sempre legati!!!

Catalano:

Le mando il celebre esempio di Einstein contenuto nel suo libro “relatività esposizione divulgativa”

 

 

24/12/2015 14:10 –  Lo spazio di Julian Barbour

Saggio:

Ottimo Lei ha delle perle, non solo che lei trova, ma su cui elabora… Ad esempio… Ecco una definizione densa di architettura “le storie che hanno ‘luogo’! Sono quelle più coerenti” p. 88. Ecco perché io faccio ai miei studenti sempre scrivere del loro luogo dell’infanzia – questo si lega all’imprinting” di Lorenz – come propellente al loro progetto. Se mai vorrà elaborerò di più auguri intanto!

…Che vuol dire esattamente ” due 3-spazi sono incastrati”. P. 88 cit. Da barbour p. 178. Credo che bisognerebbe avere una parentesi quadra che spieghi….

Catalano:

Barbour sostiene che gli “adesso”(individuati nel 3-spazio) non si susseguono semplicemente secondo una sequenza unica ma possono intrecciarsi in modi sempre diversi rendendo la realtà  cangiante pur nel momento presente (l’adesso per Einstein è stato sempre uno dei più grandi grattacapo). Questi intrecci sono una delle conseguenze della realtività generale che non tiene conto della limitazione della freccia temporale che va dal passato verso il futuro (limitazione newtoniana)

In definitiva Barbour  parla di  3-spazio  ( tridimensionale) dato che  parte dall’ipotesi che il tempo non esista affatto.

Quindi la dizione potrebbe essere di “due diversi 3-spazi” ? Oppure metto in nota la sua spiegazione che delucida meglio ancora?

Catalano:

Si, “due diversi 3d spazi si” capisce meglio ( lo sfortunato Barbour non ha avuto un buon editor!)…

 

26/12/2015 8:30 – sulla rappresentazione

Saggio:

Caro Architetto, vorrei che lei rileggesse e smontasse (criticasse anche duramente dal suo punto di vista) questo articolo

https://www.dropbox.com/sh/ov3b00yo1s7icyk/AABK0WwayNL67TGz8goMePZUa?dl=0

io sto riflettendo alla citazione lunga di Einstein e la scatola vuota p. 122 ca…

il suo punto di vista esatto sull’articolo mi serve molto essendo in dirittura di arrivo perché sto cominciando a riflettere come porgere il suo libro al lettore

Catalano:

Dove Lei parla di forze invisibili rapporto queste idee al mio concetto di mondo di mezzo e ai limiti della conoscenza sensoriale. Qui si pone un grande quesito su cui mi sto interrogando da tempo:  qual è il confine fra conoscenza data pensiero astratto ed esperienza sensoriale? A prima vista sembra una domanda al limite del banale ma nasconde invece grandi insidie, ma di questo mi occuperò in un prossimo lavoro… nei “sandali di Einstein”  la risposta a questa domanda è fra le righe.

Il suo pensiero “non esiste uno spazio oggettivo dato una volta per tutte e che le concezioni spaziali mutano nel tempo al variare dei progressi dell’umanità.” È  molto esplicativo a tal proposito.

Passiamo  a Isaac Newton:

la  portata della sua opera è stata rivoluzionaria, una delle più poderose  della storia dell’umanità ma si attua  all’interno di una geometria (euclidea) pensata come deus ex machina … la sua cosmologia è fatta su misura per l’uomo che ancora osserva il creato da un punto di vista privilegiato.

In “Nuove domande”lei dice

«Come facciamo a rappresentare

questo spazio, questo campo elettromagnetico

che è la materia prima della architettura

di questa fase?»

Qui credo che bisogna andarci cauti con il significato di rappresentazione in quanto  non si tratta  più di creare  modelli della realtà (come si faceva nell’antichità) ma di immergersi in essa costruendola. La scienza contemporanea ci dice che non vi è nessuna distinzione fra noi e il mondo, siamo anzi noi in qualche modo a generarlo, ne facciamo parte  in modo così indissolubile che non possiamo guardarlo dall’esterno, nessun punto di vista privilegiato e quindi nessun modello ma solo una sorta di evoluzione creatrice (per usare leparole di Bergson)

In definitiva il suo articolo  rispecchia molto il mio pensiero e alcuni passaggi sull’architettura  pieni di un sano pragmatismo sono veramente molto belli.

Trovo poi interessantissimo il lavoro di Philippe Rahm che seguo da tempo.

Saggio:

Grazie  sul mio articolo il punto per un architetto è che lui costruisce!!!!!!  Una concezione dello spazio e del tempo… Quindi coincide il nostro

Punto di vista anche se lei proviene dall’alto (teoria studio) e io dal basso (progettazione intuizione). Tutto questo mi serve ovviamente a mettere a fuoco …  Grazie!

 

26/12/2015 20:08

Saggio:

Ok! Paragrafo 5.3 non mi convince la dizione  “la fisica classica prospettava uno spaziotempo continuo” Cambierei ” la fisica classica prospettava un tempo e uno spazio assoluto e, attraverso il calcolo infinitesimale simile continuo, la teoria dei quanti…” Non so se vada bene dica lei… Ma il problema del continuo/discontinuo “forse” così si affronta.. Mi dica lei come la vuole…

 

28/12/2015 10:08 – la “visualizzazione” di un’ipersfera

 

Saggio:

Ora la bella spiegazione della ipersfera incontra un mio problema… e cioè la dizione “piano sezione”, immagino bisognerebbe usare un altro termine invece di “piano”… non so… “oggetto” sezione” ente sezione? Mi dica lei. Ora le spiego perché ritengo che la dizione sia fuorviante. Se mi metto in oggetto tridimensionale classe sezione effettivamente con un piano bidimensionale. Cioè sezione con un oggetto di una dimensione inferiore! 3D mondo tridimensionale  Sezione con ente 2d (che in questo caso è un piano!, ma solo in questo caso) e ottengo appunto un piano 2d. Ora se sezione un piano 2d lo faccio con una linea linea 1d e infatti ottengo una linea. se sezione una linea 2d lo faccio con un punto e ottengo appunto un punto. Ne consegue che in uno spazio 4d (una iper sfera) devo sezionare con un “ente 3d” e appunto ottengo una sfera 3d! ………………………………………………Ne consegue ma su questo non sono certo (mi dirà lei) che di nuovo se sono in una sezione una Ipersfera a 4 dimensioni con un ente 1d ottengo linee se sezione un ipersfera con un piano 2d ottengo piani (anche se siamo in una ipersfera!!!) se sezione con un ente 3d un’ipersfera ottengo una sfera 3d. Non so su questo punto deve dirmi lei… l’immagine sarebbe che non so se le piace.. ma ne avrei il copyright! (eccetto che altri l’abbiano già usata) è come se con una mano con le dita racchiuse ad indicare il vuoto io “estraessi” dallo spazio a quattro dimensioni che contiene infinite sfere una sola sfera! L’immagine a me sembra potentissima! la usano altri? Se la convince e non la usano altri e la vuole usare nel glossario tutto bene, mettiamo una piccola nota che spiega anche che noi dialoghiamo in tutte le parti del testo… ci rifletta e mi dica tutto a cominciare dalla definizione di piano sezione e anche del ricorso a flatlandia che qui secondo me non serve.. anzi confonde!

Il bandolo della questione potrebbe solo essere il cambiamento della dizione NO:piano sezione a Si: entità sezione (o qualcosa di meglio…)

Catalano:

paragrafo 5.3 potrebbe andare “la fisica classica prospettava uno  spazio e un tempo continui”… il calcolo infinitesimale non veniva applicato alla coordinata tempo… per quanto riguarda lo spazio ci inoltreremmo invece in territori assai accidentati… il discorso sarebbe poi da portare a livello prettamente matematico con le varie dispute fra Leibniz e Newton etc…

Professore dall’immagine la vedo molto pensieroso, Le sto occupando troppo le vacanze forse?

Ha ragione sul piano sezione, bisognerebbe parlare di volume-sezione! certo la cosa da le vertigini ma così è!… La sua immagine è molto eloquente e mettere una nota che indichi questa collaborazione mi piacerebbe molto… Le do carta bianca!

 

 30/12/2015 16:10 – sul concetto di realtà

Saggio:

Non sono sicuro di questa frase o non la capisco bene “Ancora oggi però nel mondo scientifico si operano distinzioni fra mondo interiore e spazio fisico misurabile, ed è considerato reale solo ciò esiste in uno spaziotempo che fluisce nonostante la nostra presenza. “NON CAPISCO… ma non è con i quanti che si dice che dipende dall’osservatore? Oppure lei intende in certi antiquati “ambienti scientifici? Me la riformula…? (siamo nell’Introduzione)

Catalano:

Si, questa è la convinzione del mondo scientifico accademico, l’ipotesi  comunemente accettata è che nel mondo dei quanti l’osservazione è determinante ma non si parla più (al contrario della scuola di Copenaghen) di un osservatore  cosciente bensì di una semplice interazione che può avvenire anche fra solo due particelle subatomiche.

Nella frase da Lei citata intendo porre l’accento sulla stretta interdipendenza fra il tempo e lo spazio e la nostra percezione, per gli scienziati la coscienza è un epifenomeno, viene liquidata  come qualità emergente ma che tutto sommato non è oggetto della scienza perchè semplicemente non è misurabile ( a tal proposito qualcuno  ultimamente ha pure tentato di misurarla… con esiti deludenti a mio parere)

Saggio:

Va bene se la frase diventa… “Ancora oggi però in alcuni settori del mondo scientifico è considerato oggetto di indagine solo ciò esiste in uno spazio e in un tempo assoluti.”

mi faccia sapere se va bene questa al posto dell’altra oppure me ne scriva una versione sua più aderente al suo pensiero

Catalano:

“Ancora oggi però la scienza opera distinzioni fra mondo interiore e spazio fisico, ed è considerato reale solo ciò che è misurabile”.

 

30/12/2015 21:38 – questioni di tabacco

 

Catalano:

Caro professore volevo dirle che il H&H Vintage della Mac Baren è veramente un buon tabacco! A me piace molto anche l’Early morning Duhnill e i latakiosi in genere

 

31/12/2015 10:45

Saggio:

Vede io pensavo proprio poco fa… secondo me catalano fuma la pipa… ovviamente non glielo potevo dire ma le mie cose sono come avrà capito dense di significati che solo alcuni volta per volta possono aprire. Ho riletto per la trentesima volta la prefazione… comunque ci metterò le mani…

Sul Dunhill anche io preferirei l’early morning (il my mixture era il mio preferito ma ora è troppo forte) ma una cosa sono 8,50 una cosa 16 o 21!

Un altro tabacco che ho amato moltissimo era il Balkan Sobranie Virginia!. Scatola gialla ma con perique e cubani… fantastico

Catalano:

si… il il Balkan Sobrane è stato il mio tabacco… poi lo hanno dismesso con mia grande delusione!… spesso fumo la pipa che alterno ai sigari dato che spesso la pipa mi crea problemini allo stomaco e quando sono fuori casa  non trovo tanto pratica rispetto ai sigari.

 

1 GENNAIO 11:47:47 – lavori forzati

Catalano:

Carissimo professore le auguro un meraviglioso 2016!

Saggio:

Anche a Lei caro architetto. Mi sento un poco in colpa per averle data la sorpresina dell’Indice dei nomi… ma veramente come le ho indicato non ci vuole troppo. Forse per le date di nascita in questo caso… non farei nell’indice dei nomi.. perché riflettendo nell’indice dei nomi in questo caso ci sono anche quelli in bibliografia, in prefazione e nelle note! Quindi la cosa diventa pleonastica ed inutile. Lei metterà l’informazione quando la ritiene importante nel testo… se no non fa nulla! In effetti avevo preso il modello dal mio libro “Architettura e modernità” che non ha note e si citano nel testo solo autori e architetti rilevanti… quindi ho ripenso alla necessità di avere le date di nascita nell’indice dei nomi, ma lo stesso indice dei nomi mi creda fa la differenza.

Catalano:

La ringrazio….fare l’indice dei nome senza le date è notevolmente più veloce!… per il momento  sto procedendo alla correzione del testo e mi riserverò di fare l’indice alla fine della correzione… ci sono ancora un po di cosette da correggere… soprattutto distrazioni…

Saggio:

Buon lavoro e fumi la pipa!

Catalano:

Grazie è quello che sto facendo… ho una confezione nuova nuova di  Night cup da finire!

ops… era cap… cup è un’altra cosa!

 

 2 GENNAIO 18:05:24 –sull’universo di Newton e WMAP

 Saggio:

Io a pagina 29 avrei risolto così… se no per favore mi dia una sua versione.

“L’universo di Newton era caratterizzato infatti da uno spazio e da un tempo assoluti che configuravano l’universo come una sorta di palcoscenico dove tutto si muoveva sullo sfondo delle immutabili stelle lontane, che si supponevano fisse. Proprio questo punto rappresentò il vero limite della sua concezione: egli assumeva un punto di vista privilegiato mentre le leggi della natura non possono essere per tutti gli osservatori uguali. La teoria di Newton era valida quindi soltanto per quegli osservatori che non ruotavano né acceleravano rispetto alle stelle più lontane.

Le teorie di Newton del moto e della gravità sono quindi tuttora valide ed estremamente precise per descrivere il moto dei corpi a velocità molto inferiori di quelle della luce e con una gravità relativamente debole, ma nei primi anni del XX secolo Einstein scoprì una teoria che si addiceva perfettamente anche in presenza di velocità e gravità elevatissime”.

Catalano:

Professore in merito a Newton  Lei scrive “egli assumeva un punto di vista privilegiato mentre le leggi della natura non possono essere per tutti gli osservatori uguali.” così si capisce che in effetti  le leggi della natura non possono essere per tutti gli osservatori uguali… questa affermazione è proprio il limite della teoria di Newton. La grande impresa di Einstein è proprio quella di  rendere le leggi uguali per tutti gli osservatori!!!

 

4 GENNAIO 15:44:54

Saggio:

Siamo a pagina 29 mi dica quale ipotesi vuole o me ne crei una lei

ipotesi a.

la teoria di Newton era valida soltanto per quegli osservatori che non ruotavano né acceleravano rispetto alle stelle più lontane, mentre quasi due secoli dopo la grande impresa della teoria di Einstein fu proprio quella di rendere le leggi della fisica uguali per tutti gli osservatori.

ipotesi b

la teoria di Newton era valida soltanto per quegli osservatori che non ruotavano né acceleravano rispetto alle stelle più lontane.

oppure una altra me la dica scriva per favore

Catalano:

Ipotesi A

Saggio:

Ho cambiato la nota 37 (infatti wikipedia fa un bel macero) meglio il sito della Nasa che spiega bene… ecco come è ora

Il Wilkinson Microwave Anisotropy Probe, e anche noto anche come «sonda spaziale per l’anisotropia delle microonde», è il nome d una missione esplorativa della NASA che misura ciò che rimane delle radiazioni dovute al Big Bang, ovvero la radiazione cosmica di fondo» da http://map.gsfc.nasa.gov.

Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP)

Public access site for The Wilkinson Microwave Anisotropy Probe and associated information about cosmology.

map.gsfc.nasa.gov

OK?

Catalano:

Ottimo!

Quell’immagine  dell’universo  continua  a sconvolgermi

Saggio:

Poi me la spiega meglio.. nel frattempo ho trovato un altro errore … nella mia prefazione

Ecco: “coincidono e coincidono con una idea di tempo e di spazio “assoluti” e indipendenti dall’osservatore.”

No…. deve essere coincidono e coincidono con una idea di tempo e di spazio “assoluti. p. 11

Catalano:

no andava bene prima, la fisica classica comprende quella di Einstein, la meccanica quantistica non è considerata fisica classica. Diciamo che Einstein è stato l’ultimo dei classici… così come Newton l’ultimo dei maghi…

Saggio:

quindi lascio come era…. E’ meglio come era “…assoluti e indipendenti dall’osservatore?” ma in un altro passo lei spiegava che la fisica di Newton dipende in realtà dall’osservatore ed è solo Einstein che in realtà trova un insieme di leggi che valgono per tutti! (perché “relativizza” mette in campo cioè la condizione dell’osservatore. Quindi se ho capto bene? Eiinstein che trova delle regole generali… relativizzando mettendo in campo l’osservatore… in Newton al contrario l’osservatore doveva essere fermo. Mi dica meglio così capisco poi decido io se togliere o mettere

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